Huxley vs. Orwell: The Webcomic

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Stuart McMillen’s webcomic adapts (and updates) Postman’s famous book-length essay, Amusing Ourselves to Death, which argues that Aldous Huxley’s vision of the future in Brave New World was ultimately more accurate than the one proposed by George Orwell in 1984. (Via).

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La Storia dell’Arte con la Fra’: Francisco Goya

Un uomo un sacco felice

Un uomo un sacco felice

Quindi c’era Francisco Goya, che nasce vive e muore tra il 1746 e il 1828. In quel periodo sono tutti straintrippati col Neoclassicismo e quanto è bella la Roma antica e quanto è bella la Grecia antica, ma lui se ne sbatte perché è spagnolo, e gli spagnoli hanno la paella e la sangria e la corrida, e quindi francamente del Colosseo e del Partenone chissenefrega.

All’inizio dipinge tutte cose puccine carine e colorate, per campare fa quadri su commissione in cui rappresenta la società spagnola dell’epoca, e i personaggi sono tutti all’aperto e bellini e sorridenti, altrimenti chi se li comprava.

Bellini puccini sorridenti e il sole e il cielo e la gioia e quanto è bella la vita

Il Parasole: bellini puccini sorridenti e il sole e il cielo e la gioia e quanto è bella la vita

Tutto questo va avanti fin quando nel 1792, a poco meno di cinquant’anni, diventa improvvisamente sordo per una malattia. Lui già di per sé non era un gran compagnone, ma per via della sordità, già incazzoso ed incazzato andante di suo, si incarognisce ancora di più e si rende conto di essere circondato da un branco di imbecilli superstiziosi.

Il Sonno della Ragione Genera Mostri: non pensare e fai le corna quando un gatto nero ti attraversa la strada, ecco che ti succede, testa di 'azzo

Il Sonno della Ragione Genera Mostri: non pensare e fai le corna quando un gatto nero ti attraversa la strada, ecco che ti succede, testa di ‘azzo

Inoltre, decide che non gliene frega più un cazzo di niente, e se prima ritraeva la società spagnola come bellina puccina carina patatina, se la prende coi Borbone e li dipinge come delle specie di gnomi con le facce da idioti. Considerando che all’epoca i reali e i potenti venivano spesso e volentieri ritratti come divinità o poco meno (vedi Canova e David coi Bonaparte) per allisciarseli non era una cosa da poco.

La Famiglia di Carlo IV: espressioni sveglie ed intelligenti e fisionomie che manco il troll di Harry Potter

La Famiglia di Carlo IV: espressioni sveglie ed intelligenti e fisionomie che manco il troll di Harry Potter

Non solo: tanto per migliorare le cose dal 1808 al 1812 la Spagna passa sotto il governo di Giuseppe Bonaparte e scoppia il casino. Giustamente agli spagnoli girano le palle e iniziano a fare resistenza. Dico “giustamente”, ma capite da voi che la cosa non è tanto positiva: Goya se ne rende conto ed inizia a dipingere opere di denuncia in cui mostra chiaramente il degrado che sta succedendo.

Comunque nel 1814 torna la monarchia dei Borbone, e Goya per allisciarsi il buon Ferdinando VII (vecchio marpione, prima gli ritrai la famigghia come degli Oompa Loompa, e poi te lo vuoi allisciare) dipinge questi due episodi di resistenza antifrancese.

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2 maggio 1808: Lotta Contro i Mamelucchi

3 maggio 1808: Fucilazione alla Montagna del Principe Pio

3 maggio 1808: Fucilazione alla Montagna del Principe Pio

Presto diventa chiaro che il buon Ferdinando VII non è poi così buono: una delle prime cose che fa è abolire la Costituzione e ristabilire l’Inquisizione.
E qui il nostro Goya sbrocca definitivamente. Completamente sfiduciato nei confronti del potere e del mondo in generale si chiude in casa e prende a dipingere le pareti con le cosiddette Pinturas Negras: una serie di scene assolutamente rilassanti e poco disturbanti per rallegrare sé stesso e chi lo va a trovare.

Saturno che Divora i Suoi Figli: nella sala da pranzo, per stimolare l'appetito

Saturno che Divora i Suoi Figli: nella sala da pranzo, per stimolare l’appetito

La situazione gli è così sgradita che nel 1824 se ne va in Francia, e vi rimane fino alla propria morte trascorrendo gli ultimi quattro anni della propria vita facendo amicizia coi giovanotti del Romanticismo francese.

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Di Giochi di Ruolo, Insidie e Ignoranza

Premetto: sono molto stanca. Mi dispiace se il post sarà un po’ confuso, e per il fatto che sicuramente non verrà su come vorrò, ma mi premeva parlarne adesso che l’argomento, per me, è ancora caldo, piuttosto che perderlo nelle bozze come mio solito. E fidatevi, l’avrei perso nelle bozze come mio solito.

È da stamattina che nella mia home di Facebook compare a più riprese questo post, che ahimé qualcuno considera “articolo” e che probabilmente avrete già letto. Se non lo avete fatto, vi consiglio di trovare una bella sedia comoda, scollegare il cervello e dargli una letta prima di tornare qui.

Non voglio fare di questo discorso un discorso di religione. Odio le cose di questo genere, odio i pregiudizi (da una parte e dall’altra) che ahimé post di questo genere non fanno che alimentare.  Pertanto, dico fin da ora che qualunque eventuale commento “ignorante” verrà cancellato.
dungeons-and-dragonsAllo stesso modo non è mio interesse smontare l’articolo pezzo per pezzo: confido che chi bazzichi qui abbia abbastanza sale in zucca da poterlo fare da sé; inoltre nei commenti allo stesso più di qualcuno lo ha già fatto come e meglio di quanto probabilmente avrei fatto io. No, il mio interesse è di dare una forma ad alcune riflessioni che in realtà mi è già capitato di fare molte volte.
Partiamo dal presupposto che una presa di posizione di quel genere mi spaventa.
Lo sparare a zero su qualcosa che palesemente non si conosce, arrivando addirittura ad imputargli proprietà maligne, lo confesso, mi fa paura. Si parla di una manciata di ragazzetti seduti attorno ad un tavolo a lanciar dadi e a far finta di essere cavalieri (o elfi, o orchi, o altro). Molto semplicisticamente. Da tutto questo, qualcuno riesce a vedere la depravazione, la malvagità, tutto ciò che di negativo ha il mondo (e ahimé la spiritualità per chi ci crede) da offrirci. Ecco, questa cosa mi fa paura, perché chi vede il malato, il marcio, e in maniera così forte da qualcosa che ne è privo evidentemente ha qualche, detta semplicisticamente, chiodo fisso. E questo è un problema. Il come, poi, si riesca ad infilare anche la depravazione sessuale (reale) in un campo che paradossalmente e caricaturalmente è solitamente additato come praticato da chi sesso non ne fa neanche per sbaglio vale un bel po’ di punti in più.

Altra cosa che mi spaventa è gli effetti che possono produrre post del genere. Alle idee sbagliate che, suo malgrado, un genitore può farsi riguardo al passatempo (innocuo) del figlio o della figlia. Dell’enorme accozzaglia di menzogne (sostanze psicotrope? Metanfetamine? Un’organizzazione tale da fare invidia alle sette?) sparate a zero senza alcuna motivazione da chi, francamente, per parlarne così dubito ne avesse la facoltà. Non perché “ne parla male, quindi non merita di parlarne”, ma semplicemente perché per scrivere quelle cose è evidente non aver mai partecipato ad un evento GdR.
dungeons-and-draggderffgonsMi spaventa che qualche genitore possa crederci, e proibire al proprio figlio o alla propria figlia di prenderne parte. La cosa mi pesa particolarmente, perché ai tempi, da ragazzina, ci passai. Ci sono cose che non ho potuto fare, o che ho fatto piena di sensi di colpa, perché grazie a qualche ignorante che un bel giorno si è alzato e ha deciso di sparare a zero su dei giochi di carte, o cartoni animati, o videogiochi di cui palesemente non sapevano nulla, i miei genitori si convinsero che quelle attività erano “un male”. Capendo, fortunatamente, quando poi si presero la briga di informarsi in prima persona.
Non biasimo gli eventuali genitori che dovessero caderci, che vogliono solamente proteggere i propri figli. Biasimo chi crea allarmismi inutili, con accuse pesanti e fondate sul nulla. Fondate sul nulla.

Dal post traspare una totale chiusura per ciò che è “fuori dall’ordinario”, che consente di sfogare la propria fantasia e la propria creatività. Anche se innocuo, totalmente innocuo. Macinare e lavorare di fantasia (cosa che dal mio punto di vista dovrebbe essere incoraggiata fin dall’infanzia) è visto come un male. Qualcosa da tenere a bada. Allora, io dico, non dobbiamo neanche leggere. O scrivere racconti di fantasia. Se scriviamo o leggiamo di un personaggio che ne uccide un altro, questo ci rende dei potenziali assassini, delle persone da tenere a distanza. Se scriviamo o leggiamo di personaggi di fantasia, siamo pericolosi uguale perché evidentemente non siamo in grado di relazionarci con la realtà.
Questa cosa, questo modo di pensare, è spaventosa.

Concludendo: da ragazzini che non vogliono crescere a psicopatici in cerca di “emozioni forti” (seduti attorno ad un tavolo, lanciando dadi). Sono aperte le scommesse per quello che sarà prossimo stadio.
Pace, e buone sessioni di perdizione sesso droga and Dungeons&Dragons a tutti.

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La ragazza che s’è sentita male per i cosplay brutti di Lucca: di come su Internet si creda a tutto

ArticolofasulloO: di come vi ho trollati.
Vedete la foto qui sopra? Qualcuno di voi forse l’ha già vista, dato che da un paio di giorni girella abbastanza su Facebook. Magari avete anche commentato la notizia, magari avete tirato giù un pippone sullaggente, i cosplayer, l’universo e tutto quanto.
Ebbene, siete dei boccaloni.
L’articolo è fasullo.
Come faccio a saperlo? Semplice: l’ho scritto io.

2 novembre
. La giornata è scazzante, e la giornata prima pure. Sulla home di Facebook mi si para davanti l’ennesimo articolo di Lercio preso per vero. Il contatto si spertica in spiegazioni sul perché l’Europa, rea, sembrerebbe, di volerci impedire l’uso del bidet, faccia schifo.
Nel pomeriggio del 2 novembre ci sono due cose che mi stanno scazzando a morte: la gente che crede alla prima stronzata scritta su internet senza neanche controllare da dove proviene, e il fatto di non essere al Lucca Comics.
Quindi penso bene di unire le due cose.

pino cammino

Io c’ero, ho visto tutto!

In realtà la mia intenzione non era far sì che la gente ci credesse, tant’è che non mi sono nemmeno impegnata più di tanto a fare qualcosa di credibile, né nella grafica né nella notizia stessa. Pensavo fosse ovvio si trattasse di uno scherzo.
E invece, l’Internet mi ha stupita un’altra volta.
Ho postato l’immagine sui miei profili Facebook e Twitter (in seguito Tumblr), su Sharingan’s Force e One More Fra’.
Da lì, il finimondo.
Sarebbe bastata una velocissima ricerca su Google per notare che la notizia non era riportata da nessun’altra parte. Ma il popolo dell’Internet, e dei Social in particolare, ama aprire la bocca e darci fiato.
Per ogni cinque persone che “ma è una bufalaaaa xd” (complimenti per l’acume) ce ne era almeno una che si sperticava in sermoni, in giudizi, che addirittura giurava di conoscere la G.F. catanzarese e di aver assistito a tutta la scena. Quando, ripeto, bastava una ricerchina su Google per smontare tutto quanto.

Questa cosa m’ha dato modo di riflettere. Su quanto laggente sappia essere capra. Perché oggi sono stata io, che non sono nessuno, che ho scritto una cazzata che non ha fatto male a nessuno (e non rompetemi le balle: non ci sono nomi, non c’è niente, è del tutto innocuo) e ho voluto volar basso postandola solo sulle mie pagine, che hanno un traffico di utenti molto limitato.
Mo’, invece, pensate alle cagate che può inventarsi chiunque abbia un minimo in più di seguito di me, pensate a quanta gente è disposta a credere alla prima stronzata perché “è scritta su INTERNET!1!1!” pur di non scomodarsi a cercare smentite o conferme, senza controllare nemmeno la fonte. Pensate a quante volte già succeda. A me fa un po’ paura.

Ad ogni modo.
Sì. È una bufala grossa come una casa. Non pensavo ci fosse bisogno di specificare. C’è anche la mia firma, nascosta, ma forse nascosta un po’ troppo bene. Se la trovate vi do un biscotto.
Vorrei menzionare un paio di persone, in chiusura, senza far nomi.

– Gli originalissimi che “ma non è Lerciooooo”. No. È Fra’. Stiamo lì.
– Quelli che si sono messi a smontarmi l’immagine pezzo per pezzo. “Ma è impaginata male”, “ma è scritta male”, “ma quella non sembra carta”. Grazie per aver denigrato un lavoro per il quale ho impiegato cinque minuti del mio tempo.
– I miei contatti su Facebook, che non avevano capito fossi io. Sì, ero io. Ora potete vergognarvi e in caso togliermi dagli amici.
– Quelli che hanno minacciato G.F. di morte.
– Quelli che hanno attaccato il pippone populista impegnandocisi.
– Tutti quelli che ci hanno creduto.
E per ultima
– G.F., se esisti e abiti a Catanzaro. Mi dispiace.

Pace e tante belle cose a voi.

P.s.: mi spiace anche di un’altra cosa. Sono venuta a conoscenza solo dopo del fatto che a Lucca una ragazza è, mi pare di aver capito, caduta dalle mura. Qualche genio, su Facebook, ha pensato bene di confondere questa cagata con quest’altra cosa, che è successa veramente. Mi dispiace molto, e mi scuso io per loro. Non ce la fanno.

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5 buoni motivi per non andare al Lucca Comics and Games

wadxawsdxswaAmici cari, amiche care.
Eccoci qui, arrivati in quel periodo dell’anno. Lo sapete, sicuramente lo sapete. Perché vi interessa. E se pure non vi fosse interessato, scommetto che ci hanno pensato i vostri contatti su Feisbuc, ad iniziare a smaronarvi già da giorni, settimane, mesi.
Siamo arrivati in quel periodo dell’anno: il periodo del Lucca Comics.
Cosplayer che sono arrivati a stamattina, bestemmiando nella home perché “non ho finito il cospley!1!” – stesso cosplay con qui ci smaronano la vita da giorni, settimane, mesi.  Foto di valigie, di mezze valigie, grandi, piccole, belle e brutte. E sempre l’inesorabile messaggio: “LUCCA COMICS ARRIVOOOOO!1!1 faccina felice faccina felice“.

E voi?
Voi siete rimasti a casa. Già. Niente Lucca, per voi, quest’anno. Impegni inderogabili, quali possono essere, AD ESEMPIO, la cresima di una parente. Ah, sì, avevate proprio voglia di mancare all’unico evento che porta un poco di colore nelle vostre grigie vite una volta l’anno, che vi fa staccare la spina una volta l’anno, per partecipare alla cresima di una vostra parente? Non ne sentivate il bisogno? Non fremete dalla gioia in tutto il vostro essere? Annuite, annuite pure: so come vi sentite. Lo so bene.
Oppure la mancanza di dindi.
Oppure, AD ESEMPIO, entrambe le cose.
Qualunque sia la motivazione: non temete. Ci sono io, cari amici, e procedo a spiegarvi i 5 buoni motivi per cui non andare al Lucca Comics and Games. Cosa che rende noi che non ci andiamo delle persone superfighe, e chi, invece, ci va, degli sfigati che non sanno quel che fanno.
Dei maledetti, fortunatissimi sfigati.
Procediamo.

Tutti riuniti giulivi attorno ad un martellone gigante: e poi gli sfigati saremmo noi?

Tutti riuniti giulivi attorno ad un martellone gigante: e poi gli sfigati saremmo noi?

La folla
Come non iniziare senza citare la costante del Lucca Comics: la folla brulicante di gente che lievita spaventosamente ogni anno.
Quando per arrivare da un punto A ad un punto B che dista cinquanta metri, a piedi, si impiegano venti minuti, capisci che qualcosa non va.
Gente.
Gente ovunque.
Alla vostra destra, alla vostra sinistra, in alto, in basso, ovunque guardiate, un muro impenetrabile di persone che vi impedisce di raggiungere… qualunque cosa.
Questo ci porta immediatamente al secondo motivo.

Lo spirito hipster
Ormai andare al Lucca Comics è una moda. È inflazionato. Una volta eri cool se dicevi ai compagnucci di scuola:
“Ehi, domani parto per il Lucca Comics!”
“ODDIOOOOO CHE INVIDIA NON SO NEANCHE COSA SIA MA SEMBRA UNA FIGATA ECCO PRENDI I MIEI SOLDI DELLA MERENDA”
Adesso la cosa si svolge così:
“Ehi, domani parto per il Lucca Comics!”
“ODDIOOOO ANCHE IO VEDIAMOCI STIAMO INSIEME VOLEMOSE BENE”
Magari a voi queste persone stanno pure sul cazzo.
Ogni cosa, quando diventa inflazionata diventa anche da sfigati. E qui entra in gioco lo spirito hipster.
Se qualcuno vi chiede se andate/siete andati al Lucca Comics, esibitevi in un’alzata di spalle e commentate con la prima cazzata populista che vi viene in mente.
“Ormai non ha più lo stesso spirito”.
“Si stava meglio quando si stava peggio”.
“Cielo a pecorelle, pioggia a catinelle”.
Sarete alternativi. Sarete cool. Il vero sballo è dire no, e voi, che avete detto – non di vostra sponte, probabilmente, ma solo voi lo sapete – di no al Lucca Comics, cari amici, lo siete.
E a proposito di pioggia, passiamo al punto tre.

La pioggia
Il meteo dà bel tempo?
Sole splendente per tutti i giorni di fiera?
Rilassatevi: se ci foste andati avrebbe piovuto. È matematico. È certo.
Grazie, legge di Murphy. Grazie assai.

Il tempo libero
Il Lucca Comics porta via un sacco di tempo – quattro giorni, amici miei, mica cotica – che potreste invece dedicare ai vostri hobby.
“Ma Fra’! I fumetti sono il mio hobby!”.
CAZZATE.
Gli hobby sono cose serie e ponderate, come suonare l’oboe, giocare a Cluedo o spiare i vicini di casa con un binocolo. Dedicatevi ad attività impegnate e non pensate a chi si sta divertendo alla faccia vostra. Lavorare a maglia è più divertente di perdere tempo alla fiera del fumetto più importante d’Italia, e se i vostri contatti Facebook sono troppo stupidi per capirlo, beh, ergetevi sopra la marmaglia.

Laggente
Il Lucca Comics è affollato (vedi punto 1), e come ogni posto affollato riunisce gente di ceti sociali, etnie, Q.I. più svariati.
Vediamone qualcuno:
– Il cosplayer rosicone “nessuno mi fotografa!”
Quello che rompe il cazzo ai cosplayer (cosplayer o meno che sia) “lui non ha le lenti verdi che si illuminano, lei pesa tre chili di troppo, lui è troppo svestito, lei è troppo poco svestita, lui lo fa per moda, lei mi sta sul cazzo, SE NON SAPETE FARE IL PERSONAGGIO NON FATELOOOOO!1!1!”.
– Gli youtuberZ e i loro funZ, di cui te ne frega una gran sega ma si riuniscono in posti già di per sé affollati impedendoti di fare il cazzo che vuoi.
– Il genitore/la genitrice “ma chicazzo me lo ha fatto fare, fumetti di merda”.
Quelli che mangiano il ramen e poi vomitano.

Quindi, amici miei, vedete benissimo per tutte le ragioni da me serenamente esplicate, che è molto meglio essere a casa che avere a che fare con tutto ciò.
E se doveste essere colti da dei momenti di debolezza e rosicamento.
Teniamoci per mano.
Abbracciamoci forte.
Chiudiamo i profili Facebook.
Mortacci de chi va in fiera
alla faccia tua
e te lo ricorda
ogni venti secondi.
Siate forti. Sono fiera di voi.
E anche incazzata.

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Grazie Martin, per averne ucciso un altro

Voglio fare un elogio. Voglio fare un elogio ad un grande uomo. Ad un grande, vecchio uomo. Un uomo panciuto, di una certa età, con una lunga barba bianca e il sorriso bonario.
No, non sto parlando di Babbo Natale.
Sto parlando di George R. R. Martin.

Immagine

Notare il sorrisetto beffardo

Come circa tutti sapranno, ieri Game of Thrones ha mietuto un’altra vittima; probabilmente la morte più cruda di tutte – e se non la più cruda, è certamente sul podio. Ma al di là della rabbia, della tristezza per aver perso un altro dei miei personaggi preferiti, provo una specie di… piacere perverso.
Esattamente. Perché quando una serie riesce a farti mettere le mani tra i capelli, a farti disperare a quel modo, riesce a farti credere fino all’ultimo che quel personaggio, il tuo personaggio, ce la farà per poi strappartelo via all’ultimo momento, sai di star guardando, o di star leggendo, qualcosa di qualità.
Sì, signori miei. Ci hanno fatti affezionare a quel personaggio, e ce lo hanno fatto morire brutalmente di fronte. Credevamo ce l’avrebbe fatta, e ci sbagliavamo. Credevamo che Game of Thrones fosse prevedibile, come buona parte delle serie, che i buoni vincono e i cattivi perdono: col cazzo!

"Non può mica morire, è il protagonista!"

“Non può mica morire, è il protagonista!”

Poco tempo fa ho trovato su Youtube una vecchia intervista in cui Martin dichiara di volere che i suoi lettori si sentano sempre sul filo del rasoio. Vuole che abbiano paura, nel proseguire la storia, perché il loro personaggio preferito potrebbe morire in qualunque momento. Che non v’è nulla d’emozionante in una storia in cui sai che il buono vincerà perché è buono, e il cattivo perderà perché è cattivo.
In un primo momento ho pensato, come tutti: “pezzo di merda!”.

Ebbene, con tutto il mio cimitero personale di personaggi che mi sono stati strappati via, asciugandomi le lacrime dopo la puntata di ieri, vi dico: ha ragione. Nonostante in questo momento non sappia dire con certezza se penso realmente quel che sto scrivendo o se è tutto dettato dal sordo dolore che provo da quando ieri notte ho avuto la malaugurata idea di guardarere l’ultimo episodio.
Quest’uomo è riuscito a far disperare decine di migliaia di persone all’unisono. In tutto il mondo. Più volte. E va bene così.
Piangiamo. Lamentiamoci. Ma, ammettiamolo, ben poche serie, sia televisive che letterarie, sono capace di sconvolgerci nell’animo come GoT. E se avete visto The Mountain and The Viper sapete perfettamente a cosa mi riferisco.

Chapeau a te, Martin.
E chapeau a chi riesce a render così bene le tue sevizie anche su schermo.
Valar Morghulis.

Ps: se mi fai finire Daenerys sul trono di spade non crederò più in niente.
Pps: anche se già sapevo, ero, sono e sarò sempre Team Oberyn.

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Quattro coppie sfigate che hanno fatto soffrire me e voi

Non sempre le cose vanno come vorremmo. Anzi, quasi mai.
Oggi è il 14 febbraio. Giornata in cui le coppiette già normalmente esibizioniste si sentono autorizzate a rompere le balle esternando in modo più o meno teatrale il proprio “amore”, e in cui i forever alone si sentono ancora più forever alone.
Io, per quanto mi riguarda, prendo questa giornata di miele e veleno per celebrare quattro coppie sfigate di manga/anime/libri che, nel corso degli anni, mi hanno fatta stare discretamente di merda. E magari hanno fatto stare discretamente di merda anche voi.

Khal Drogo e Daenerys
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Partiamo immediatamente con le robe serie. Praticamente, io, le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ho iniziato a leggerle solo per loro due. Qualche volta sbirciavo i capitoli di Daenerys prima ancora di arrivarci, perché, giuro, assieme mi piacevano troppo.
A me lo avevano detto, quando iniziai. Ma anche prima.
“Se sono creature di George R. R. Martin, non affezionartici. Mai. Mai.”
Pensavo esagerassero. Pensavo fossero loro, loro gli sfigati, a farsi piacere i personaggi che questo autore maciullava sistematicamente. A me non sarebbe successo, pensavo. Ero abbastanza sveglia, pensavo.
E poi guardali, dannazione. Sono così carini, pensavo.
Si sono sposati per forza e ora si amano, pensavo.
Lei è incinta, pensavo.
Prima o poi si arriverà a raccontare le avventure del loro figliolo, pensavo.
Ecco, hanno combinato il casino, ma prima o poi guarirà, pensavo.
Ma che fa con quel cuscino, pensavo.
Mica lo ammazz-

Kaworu e Shinji
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È necessaria una premessa.
Io, in un primo momento, di Evangelion non ho capito nulla. Assolutamente nulla. Compreso il rapporto tra Shinji e Kaworu. È stato solo alla terza o quarta visione del ventiquattresimo episodio che mi si è accesa la lampadina.
E ne sono rimasta straziata. Come sono rimasta straziata dopo aver visto You can (not) redo.
Inutile mascherare il dolore dietro battute stupide (“Eh Kaworu, certo che hai proprio perso la testa per Shinji~!”), ogni volta che li vedo è un colpo al cuore, allo stomaco e in faccia contemporaneamente.

Soul e Maka
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“Non sempre le cose vanno come vorremmo”. Soprattutto se si ha a che fare con un autore che rende praticamente canon una coppia senza però ufficializzarla. Grazie a questa brutta faccenda, verso Soul Eater ora nutro sentimenti neanche tanto contrastanti: rabbia, dolore, risentimento.

Kisshu e Ichigo
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Su di loro non ho molto da aggiungere, ho già scritto un intero post.
Certo, grazie a Kisshu e Ichigo la mia felice e spensierata infanzia è terminata bruscamente, rendendomi l’adulta sfiduciata – ma ugualmente pronta a soffrire per altre coppie sfigate – che sono adesso.

Questo è quanto. Almeno in parte, almeno per oggi.
Ora che vi ho esternato il mio dolore, fatemi sapere quali coppie hanno fatto stare di merda voi.
E buona depressione – e ubriachezza – a tutti~

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