Di Giochi di Ruolo, Insidie e Ignoranza

Premetto: sono molto stanca. Mi dispiace se il post sarà un po’ confuso, e per il fatto che sicuramente non verrà su come vorrò, ma mi premeva parlarne adesso che l’argomento, per me, è ancora caldo, piuttosto che perderlo nelle bozze come mio solito. E fidatevi, l’avrei perso nelle bozze come mio solito.

È da stamattina che nella mia home di Facebook compare a più riprese questo post, che ahimé qualcuno considera “articolo” e che probabilmente avrete già letto. Se non lo avete fatto, vi consiglio di trovare una bella sedia comoda, scollegare il cervello e dargli una letta prima di tornare qui.

Non voglio fare di questo discorso un discorso di religione. Odio le cose di questo genere, odio i pregiudizi (da una parte e dall’altra) che ahimé post di questo genere non fanno che alimentare.  Pertanto, dico fin da ora che qualunque eventuale commento “ignorante” verrà cancellato.
dungeons-and-dragonsAllo stesso modo non è mio interesse smontare l’articolo pezzo per pezzo: confido che chi bazzichi qui abbia abbastanza sale in zucca da poterlo fare da sé; inoltre nei commenti allo stesso più di qualcuno lo ha già fatto come e meglio di quanto probabilmente avrei fatto io. No, il mio interesse è di dare una forma ad alcune riflessioni che in realtà mi è già capitato di fare molte volte.
Partiamo dal presupposto che una presa di posizione di quel genere mi spaventa.
Lo sparare a zero su qualcosa che palesemente non si conosce, arrivando addirittura ad imputargli proprietà maligne, lo confesso, mi fa paura. Si parla di una manciata di ragazzetti seduti attorno ad un tavolo a lanciar dadi e a far finta di essere cavalieri (o elfi, o orchi, o altro). Molto semplicisticamente. Da tutto questo, qualcuno riesce a vedere la depravazione, la malvagità, tutto ciò che di negativo ha il mondo (e ahimé la spiritualità per chi ci crede) da offrirci. Ecco, questa cosa mi fa paura, perché chi vede il malato, il marcio, e in maniera così forte da qualcosa che ne è privo evidentemente ha qualche, detta semplicisticamente, chiodo fisso. E questo è un problema. Il come, poi, si riesca ad infilare anche la depravazione sessuale (reale) in un campo che paradossalmente e caricaturalmente è solitamente additato come praticato da chi sesso non ne fa neanche per sbaglio vale un bel po’ di punti in più.

Altra cosa che mi spaventa è gli effetti che possono produrre post del genere. Alle idee sbagliate che, suo malgrado, un genitore può farsi riguardo al passatempo (innocuo) del figlio o della figlia. Dell’enorme accozzaglia di menzogne (sostanze psicotrope? Metanfetamine? Un’organizzazione tale da fare invidia alle sette?) sparate a zero senza alcuna motivazione da chi, francamente, per parlarne così dubito ne avesse la facoltà. Non perché “ne parla male, quindi non merita di parlarne”, ma semplicemente perché per scrivere quelle cose è evidente non aver mai partecipato ad un evento GdR.
dungeons-and-draggderffgonsMi spaventa che qualche genitore possa crederci, e proibire al proprio figlio o alla propria figlia di prenderne parte. La cosa mi pesa particolarmente, perché ai tempi, da ragazzina, ci passai. Ci sono cose che non ho potuto fare, o che ho fatto piena di sensi di colpa, perché grazie a qualche ignorante che un bel giorno si è alzato e ha deciso di sparare a zero su dei giochi di carte, o cartoni animati, o videogiochi di cui palesemente non sapevano nulla, i miei genitori si convinsero che quelle attività erano “un male”. Capendo, fortunatamente, quando poi si presero la briga di informarsi in prima persona.
Non biasimo gli eventuali genitori che dovessero caderci, che vogliono solamente proteggere i propri figli. Biasimo chi crea allarmismi inutili, con accuse pesanti e fondate sul nulla. Fondate sul nulla.

Dal post traspare una totale chiusura per ciò che è “fuori dall’ordinario”, che consente di sfogare la propria fantasia e la propria creatività. Anche se innocuo, totalmente innocuo. Macinare e lavorare di fantasia (cosa che dal mio punto di vista dovrebbe essere incoraggiata fin dall’infanzia) è visto come un male. Qualcosa da tenere a bada. Allora, io dico, non dobbiamo neanche leggere. O scrivere racconti di fantasia. Se scriviamo o leggiamo di un personaggio che ne uccide un altro, questo ci rende dei potenziali assassini, delle persone da tenere a distanza. Se scriviamo o leggiamo di personaggi di fantasia, siamo pericolosi uguale perché evidentemente non siamo in grado di relazionarci con la realtà.
Questa cosa, questo modo di pensare, è spaventosa.

Concludendo: da ragazzini che non vogliono crescere a psicopatici in cerca di “emozioni forti” (seduti attorno ad un tavolo, lanciando dadi). Sono aperte le scommesse per quello che sarà prossimo stadio.
Pace, e buone sessioni di perdizione sesso droga and Dungeons&Dragons a tutti.

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